
Si, tra le poche certezze che descrivono la parabola inquieta della mia generazione, una, tra le altre, illumina pienamente il senso celato di ogni domanda possibile riguardo al senso delle nostre vite.
Spossessati di ogni scelta, non ci è mancato il privilegio di essere stati spettatori del compimento della catastrofe che sempre, intimamente, abbiamo saputo inevitabile.
Ogni generazione è depositaria di una promessa che è il lasciato della generazione precedente.
Nessuno si è mai potuto sottrarre all’appartenere al proprio tempo, la nostra breve vita, in fondo, non è che un momento nella vita della specie.
Per quanto concerne la mia generazione, questo momento era destinato ad essere quello che, coincidente con l’età matura, sugella anche l’amara verità che esaurisce ogni premessa della generazione che ci ha preceduto.
E finalmente, il rimosso della cultura occidentale, sempre presuntuosamente arrogante verso tutti i mondi possibili che non testimonino della sua inevitabile esattezza , si rivela. Inevitabile. Come un disegno del quale sia impossibile intravedere il soggetto finché le ultime linee non siano state tracciate.
Certo i fautori del progetto saranno gli ultimi a vederne il risultato, ma alla generazione che è stata allevata a quei fondamenti, la mia generazione, a proprie spese, è dato di riconoscerne l’esito. Sempre presagito, come un’ombra nel buio, finalmente se ne distinguono i contorni, al chiarore dell’inevitabile.
Non è una magra consolazione poter essere testimoni dell’infrangersi della propria cultura contro gli scogli dell’evidente malafede delle sue premesse.
Il tramonto dell’Occidente è meraviglioso.
